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SUMMARY:Io pure sono ebrea: l’identità ebraica e gli alibi narrativi di 
 Elsa Morante nella "Storia"
DESCRIPTION:La conferenza verterà sulla costruzione identitaria del person
 aggio di Ida e sulla politica di posizionamento autoriale nei suoi confron
 ti come metodo di esplorazione di una spiritualità sentita e vagamente co
 mpresa soltanto a distanza di anni dalle persecuzioni ebraiche della Secon
 da guerra mondiale. Il trauma di un’identità generatrice di morte e non
  di vita diventa uno dei temi più assiduamente trattati nel romanzo del 1
 974. Erano anni in cui in Italia non esistevano studi sulla Shoah\, mentre
  iniziavano ad affacciarsi nella storiografia anglo-americana. Morante\, c
 ome Ginzburg\, provava un’inconsapevole ma assai presente necessità di 
 esaminare tratti della propria spiritualità repressa e ora impellente nei
  quesiti (si vedano le sue letture dei testi di Mircea Eliade).\\r\\nIn te
 mpi recenti\, sia a Elsa Morante che a Natalia Ginzburg viene disinvoltame
 nte avvicinata un’identità ebraica che per motivi diversi non è mai st
 ata interamente vissuta\, ma sentita sottotraccia durante la loro esistenz
 a. Mentre Ginzburg\, in seguito all’attentato di Monaco\, ne scrive este
 samente nel saggio Gli ebrei\, Morante si interroga sulla propria identit
 à in un modo a lei più consono\, e cioè mediante i suoi alibi\, i suoi 
 alter ego. Nella sua tacita interrogazione rispetto alla propria identità
  celata nella Storia\, non le viene tanto in soccorso il personaggio di Da
 vide\, con il suo intellettualismo di secondo grado mutuato dagli scritti 
 di Simone Weil\, per costruire il suo alibi – vale a dire il personaggio
  con il quale lei maggiormente riesce ad esprimere la visione del mondo 
 – quanto quello molto più aderente alla realtà da lei sentita e con la
  quale non a caso ricorda incontri casuali nel quartiere di Testaccio: è 
 questo il personaggio di Ida Ramundo Mancuso.\\r\\nL’inconsapevolezza di
  Morante rispetto al proprio ebraismo risale a una delle tante menzogne fa
 miliari che hanno accompagnato l’autrice\, si può ben dire\, ancor prim
 a della nascita. Essa risulta in parte giustificata dal modo in cui tutti 
 i fratelli Morante erano stati allevati da Irma Poggibonsi\, vale a dire p
 reparati dalla madre a vivere una vita di ipocrisie – a partire dall’i
 dentità del loro vero padre e dal battesimo imposto come speranza di canc
 ellare la loro condizione di figli per metà ebrei (Mischlingen). Ma prima
  o poi bisogna fare i conti con un’identità spirituale celata.
X-ALT-DESC:<p>La conferenza verterà sulla costruzione identitaria del pers
 onaggio di Ida e sulla politica di posizionamento autoriale nei suoi confr
 onti come metodo di esplorazione di una spiritualità sentita e vagamente 
 compresa soltanto a distanza di anni dalle persecuzioni ebraiche della Sec
 onda guerra mondiale. Il trauma di un’identità generatrice di morte e n
 on di vita diventa uno dei temi più assiduamente trattati nel romanzo del
  1974. Erano anni in cui in Italia non esistevano studi sulla Shoah\, ment
 re iniziavano ad affacciarsi nella storiografia anglo-americana. Morante\,
  come Ginzburg\, provava un’inconsapevole ma assai presente necessità d
 i esaminare tratti della propria spiritualità repressa e ora impellente n
 ei quesiti (si vedano le sue letture dei testi di Mircea Eliade).</p>\n<p>
 In tempi recenti\, sia a Elsa Morante che a Natalia Ginzburg viene disinvo
 ltamente avvicinata un’identità ebraica che per motivi diversi non è m
 ai stata interamente vissuta\, ma sentita sottotraccia durante la loro esi
 stenza. Mentre Ginzburg\, in seguito all’attentato di Monaco\, ne scrive
  estesamente nel saggio <em>Gli ebrei</em>\, Morante si interroga sulla pr
 opria identità in un modo a lei più consono\, e cioè mediante i suoi <e
 m>alibi</em>\, i suoi alter ego. Nella sua tacita interrogazione rispetto 
 alla propria identità celata nella <em>Storia</em>\, non le viene tanto i
 n soccorso il personaggio di Davide\, con il suo intellettualismo di secon
 do grado mutuato dagli scritti di Simone Weil\, per costruire il suo alibi
  – vale a dire il personaggio con il quale lei maggiormente riesce ad es
 primere la visione del mondo – quanto quello molto più aderente alla re
 altà da lei sentita e con la quale non a caso ricorda incontri casuali ne
 l quartiere di Testaccio: è questo il personaggio di Ida Ramundo Mancuso.
 </p>\n<p>L’inconsapevolezza di Morante rispetto al proprio ebraismo risa
 le a una delle tante menzogne familiari che hanno accompagnato l’autrice
 \, si può ben dire\, ancor prima della nascita. Essa risulta in parte giu
 stificata dal modo in cui tutti i fratelli Morante erano stati allevati da
  Irma Poggibonsi\, vale a dire preparati dalla madre a vivere una vita di 
 ipocrisie – a partire dall’identità del loro vero padre e dal battesi
 mo imposto come speranza di cancellare la loro condizione di figli per met
 à ebrei (<em>Mischlingen</em>). Ma prima o poi bisogna fare i conti con u
 n’identità spirituale celata.</p>
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